ESERCIZIO 26E3 & 26ANT2

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    Corbella Marco
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    Apertura 16/03/2026 Chiusura 26/03/26
    ESERCIZIO 26E3
    SCREENING ANTICORPALE: Un laboratorio ha commesso due errori, registrando false reazioni negative per IAT per il Paziente 2 (anti-D) e per il Paziente 3 (anti-C+D).
    IDENTIFICAZIONE ANTICORPALE: Due laboratori hanno commesso un errore ciascuno. Il primo ha correttamente identificato la presenza di anti-D nel Paziente 1, ma ha anche registrato una seconda specificità che non era presente (anti-Cw). Il secondo ha correttamente registrato la presenza di anti-D per il Paziente 3, ma non ha identificato la presenza dell’anti-C.
    DISCUSSIONE UK NEQAS (tratta dal report inglese): Tutti i laboratori sono stati in grado di rilevare l’anti-D “standard” UK NEQAS. Questo anti-D era pari a circa 0,09 UI/mL quando è stato testato nel 2023. Ciò dimostra un’adeguata sensibilità nello screening anticorpale, poiché le linee guida BSH1 indicano l’uso di anti-D < 0,1 UI/mL per il controllo dello screening anticorpale. È possibile che le reazioni con cellule D positive e C negative siano dovute ad anticorpi anti-G piuttosto che anti-D, soprattutto quando il titolo anti-C è maggiore di quello anti-D, come nel caso della Paziente 2. Sebbene la presenza di anticorpi anti-C+D sia il risultato atteso per questo campione EQA, in gravidanza è importante verificare la presenza di anticorpi anti-D. Le Linee Guida BSH2 indicano che le donne che hanno prodotto anticorpi anti-G o anti-C+G, ma non anti-D, rimangono a rischio di sviluppare anticorpi anti-D e pertanto dovrebbe essere somministrata un'appropriata profilassi anti-D. ESERCIZIO 26ANT2
    E’ stato fornito un campione di plasma (Sample 1) assieme a uno scenario clinico in cui il campione era stato prelevato da una donna alla sua prima gravidanza durante lo screening antenatale a 12 settimane di gestazione. È stato riferito che il campione conteneva un anti-K e che il partner della donna era risultato omozigote per l’antigene K. L’anamnesi ostetrica della donna era G1 P0+0.
    In questo esercizio, il risultato mediano è stato 8, e questo valore non è cambiato esaminando i risultati in base al titolo riportato rispetto all’ultima reazione positiva, esaminando il tipo di AHG utilizzato o leggendo i risultati a occhio o su un analizzatore, con una sola eccezione. Analizzando il risultato mediano utilizzando il titolo riportato per le tecnologie “altre”, il risultato mediano è stato 4; tuttavia, questo gruppo era composto da soli 11 risultati, un valore inferiore alla soglia per l’assegnazione del punteggio nei programmi BTLP.
    Il programma UK NEQAS BTLP sta attualmente elaborando un sistema di punteggio per questo programma; le opzioni saranno presentate al Comitato Direttivo UK NEQAS e al Gruppo Consultivo Speciale sulla Titolazione per commenti e approvazione. Questo esercizio è stato anche il primo a chiedersi perché i laboratori non utilizzassero una cellula che mostrasse un’apparente espressione eterozigote per la titolazione. Questo esercizio conteneva solo anti-K, che tende a presentare un maggiore utilizzo di eterozigoti (una media del 95,4% di utilizzo di eterozigoti negli ultimi 5 anni, rispetto all’84,5% per l’anti-Fya e all’81,8% per l’anti-E). Il prossimo esercizio (26ANT3) consiste in un campione contenente sia anti-E che anti-K, e sarà interessante confrontare i
    risultati di questo esercizio. Secondo le attuali linee guida della BSH, la cellula utilizzata per la titolazione dovrebbe avere un’espressione eterozigote; ciò rappresenterà la zigozità di qualsiasi cellula fetale che esprima l’antigene di interesse e fornirà quindi una rappresentazione più accurata della reattività. Le linee guida della BSH affermano inoltre che “le cellule reagenti progettate per l’uso nella titolazione dovrebbero essere utilizzate laddove altre cellule reagenti non siano idonee”. Può darsi che i laboratori che utilizzano omozigoti sfruttino le cellule già disponibili nei pannelli e negli screening anticorpali e non abbiano a disposizione cellule eterozigoti.

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